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Il pasto rappresenta fin dall"infanzia un momento di forte relazione tra il bambino e le figure genitoriali;
la sua importanza investe sia il legame affettivo che richiama parole come amore e dipendenza, sia l"aspetto voluttuario e quindi il piacere che deriva dall"assunzione del cibo. E" facile intuirne l"alto valore simbolico e di conseguenza alcuni dei motivi per i quali molte espressioni di sofferenza si leghino proprio all"alimentazione.
Quando la sofferenza riguarda l"angoscia della mancanza di controllo sulla propria vita, sui risultati o sulle relazioni, il tentativo di risolvere la sofferenza può orientarsi al cercare di superare i propri limiti e le proprie debolezze; prima con la rinuncia al cibo preferito quasi con una nota ascetica o di autopunizione, poi diminuendo porzioni, calorie e pasti con il risultato di rendere totalizzante la sensazione di avere il dominio sul corpo, sul peso, sui propri bisogni.
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Riconosciamo tipi di sofferenza che si rappresentano attorno a come il cibo viene assunto, al sè e come esso venga eliminato una volta ingerito e alla preoccupazione dedicata al controllo del peso. Il corpo si consuma o al contrario si espande tanto da subire danni che richiedono attenzioni mediche, ma vi è anche il caso in cui non vi siano appariscenti cambiamenti di peso grazie al modo in cui viene mantenuto l"equilibrio tra cibo ingerito e cibo eliminato. In
questo caso il disturbo alimentare può passare inosservato e non giungere ad attenzione clinica. Gli effetti sul corpo dell"alimentazione rappresentano in modi diversi tentativi di gestire le emozioni spiacevoli.







